L’agricoltura fa rima con riduzione della povertà

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Partecipando alla Conferenza mondiale sulle statistiche agricole ICAS VII, ho sottolineato che come MIPAAF abbiamo impresso un’ulteriore spinta politica alla nostra collaborazione con la FAO negli ultimi anni, grazie anche alla straordinaria esperienza di Expo Milano 2015 che ci ha consentito di portare insieme avanti una forte sensibilizzazione della comunità internazionale nei confronti dei temi della sicurezza e sostenibilità alimentare.

L’agricoltura impatta direttamente, oltre che sull’obiettivo di riduzione della fame, anche su quello di riduzione della povertà (da un lato oltre il 70% dei più poveri abitano in zona rurale, dall’altro gli investimenti in agricoltura sono di gran lunga i più efficaci al fine di ridurre la povertà), su educazione e uguaglianza di genere (le donne producono la metà del cibo mondiale ma guadagnano il 20/30% in meno rispetto agli uomini per le differenze nell’accesso alle risorse), sull’uso dell’acqua e dell’energia, su crescita economica e impiego (il 70% dei giovani nell’Africa subsahariana e  nell’Asia meridionale vivono in zone rurali, con probabilità doppia di essere disoccupati da adulti).

Parlare di agricoltura vuol quindi dire parlare anche di equità, di diritto al cibo, del ruolo delle donne, di consumi e produzione sostenibili (un terzo si perde tra perdite alimentari e sprechi); vuol dire parlare di gestione dell’ecosistema e preservazione della biodiversità, di cambiamento climatico (il potenziale di mitigazione da parte dell’agricoltura può raggiungere il 7,5% del totale di emissioni di anidride carbonica).

La sfida di adesso è quindi quella di passare dall’individuazione degli obiettivi di sviluppo al loro raggiungimento, e per questo vi è necessità di disporre di idonei strumenti di misurazione. Lo strumento statistico è quindi centrale, anche perché dalla qualità delle informazioni ottenute dipenderà l’efficacia delle politiche pubbliche adottate.



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