Cittadinanza: aderisco allo sciopero della fame. È una questione di civiltà e di equità

Aderisco convintamente alla campagna lanciata dal senatore Manconi per lo sciopero della fame al fine di sollecitare l’approvazione del provvedimento sulla cittadinanza. Lo faccio per diverse ragioni.

Sono stato tra i promotori – nell’anno dell’anniversario dell’Unità d’Italia – della campagna nazionale per il diritto di voto e di cittadinanza, “L’Italia sono anch’io”. E sono stato tra i primi firmatari della legge di iniziativa popolare che ne seguì, depositata poi alla Corte di Cassazione, legge di iniziativa popolare fatta propria anche dal’Anci, quando era guidata dal ministro Delrio.

So bene che compito di chi è al governo non è fare lo sciopero della fame, ma in questo caso mi sembra doveroso fare una eccezione, anche in virtù della bontà del provvedimento già approvato alla Camera, per cercare di convincere i colleghi che hanno espresso anche in queste ore le loro perplessità. È ora di tralasciare gli interessi di bottega di una politica miope che impropriamente, trattando di questo provvedimento, allude al fenomeno dell’immigrazione, mentre invece la legge riguarda i diritti di cittadinanza delle persone di origine straniera che sono nate o sono arrivate in Italia in tenera età. Occorre invece guardare a una politica alta, che guarda all’interesse nazionale e all’equità, e cercare di approvare la legge sulla cittadinanza in questa legislatura.



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