Brexit: tutelare le nostre imprese agroalimentari e respingere protezionismo

Queste sono ore drammatiche per il destino dell’Unione Europea, ma che non devono scoraggiarci. Mentre i promotori della Brexit festeggiano e alcuni leader di partito italiani e non – avendo di mira solo ragionamenti nostrani e provinciali – gettano benzina sul fuoco della secessione e della divisione, le borse di tutto il mondo segnano un gravissimo e generalizzato crollo e tutti i governi europei si interrogano sul futuro dell’Unione. Questo referendum, che giustamente il presidente emerito Napolitano ha definito “incauto e un colpo molto duro”, potrebbe avere delle conseguenze molto pesanti. Tuttavia è compito di ciascun esecutivo fare il possibile perché i propri cittadini, i propri settori produttivi e le proprie imprese siano tutelate e messe in sicurezza.

È quanto intendiamo fare anche per le imprese agroalimentari che, dopo il blocco delle importazioni nei confronti della Russia, potrebbero subire ulteriori contraccolpi dalla scelta referendaria della Gran Bretagna che è il quarto sbocco estero dei prodotti agroalimentari Made in Italy.

Dal punto di vista delle tutele finanziarie e creditizie, l’UE da molto tempo sta già lavorando nell’ipotesi poi avveratasi della Brexit. Per quanto riguarda le politiche comunitarie agricole, il governo dovrà vigilare e garantire il mantenimento degli impegni presi dal Governo con gli agricoltori nell’ambito della PAC, visto che il Regno Unito è un contributore netto e la Brexit provocherà inevitabilmente un deficit di bilancio ed una diminuzione delle risorse da spendere.

Inoltre, per quanto riguarda i nostri prodotti, credo sia necessario un ulteriore impegno che non deve risolversi in una prospettiva protezionistica, ma che deve accompagnare le nostre esportazioni in un momento particolarmente difficile dal punto di vista commerciale e politico, visto che il Regno Unito è per l’Italia il terzo partner commerciale comunitario e il quarto su scala mondiale, con un volume di esportazioni che nel 2015 ha raggiunto i 22,5 miliardi di euro pari al 5,4% del totale delle esportazioni italiane nel mondo.

Sarà, pertanto, necessaria la negoziazione di condizioni commerciali che non pregiudichino il volume delle esportazioni dell’agroalimentare italiano. Il governo dovrà sostenere la negoziazione dei contratti in essere perché questo passaggio per le aziende dell’agroalimentare italiano potrebbe essere particolarmente oneroso.

Il mio auspicio è che si istituisca una task force per aiutare le imprese esportatrici in questo difficile passaggio. Sicuramente il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali sarà, come sempre, all’altezza dei bisogni del settore, uno dei pochi settori con un segno più e che continua a creare posti di lavoro.



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